martedì 7 dicembre 2010

Start.


Si ripete sempre uguale, ineluttabile come una sentenza.
La scossa proviene dal comodino e strappa da un caldo mondo di sogni e tepore.
Ed è allora che comincia il balletto. 
Venti minuti precisi.
Bagno.
Cercare i vestiti e indossarli.
Preparare la colazione.
Coccolare e nutrire rapidamente i mici.
Ancora bagno: sciacquare il viso e stendere la crema, pettinarsi, lavare i denti, truccarsi. Rigorosamente in quest'ordine.
Un bacio a chi ancora sta dormendo infilando rapidamente la giacca e di corsa giù per le scale.
Fuori fa freddo ed è immancabilmente grigio. Tutto sembra ancora desideroso di sonno e perciò accigliato e scontroso.
Una sigaretta, buona compagna per ingannare l'attesa del bus.
Poi eccolo e su, dentro, puntando al sedile più vicino al bocchettone dell'aria calda.
Lasciarsi portare a destinazione con lo sguardo nel nulla o, più di rado, sulle pagine di un quotidiano.
Cinquecento metri dalla fermata alla libreria, sovente intervallati da una sosta dal tabaccaio.
La chiave nel lucchetto, la chiave nella serranda, la chiave nella porta.
Luci.
E poi si comincia.

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